Contabilità semplificata o ordinaria?

Al termine di ogni anno contabile per l’imprenditore giunge il tempo delle riflessioni… e di possibili scelte da operare per migliorare il futuro in termini di ricchezza di cui disporre o comunque non disperdere.

Ma (ci si potrebbe chiedere) cosa centra il regime contabile?

Si sa, la tenuta della contabilità ordinaria ha un costo (non solo economico) più elevato se paragonata ad una contabilità in regime semplificato. E quindi se la normativa non me la impone come obbligatoria perché pensare di adottarla comunque?

Non vi è dubbio che il regime semplificato è perfetto se applicato a determinate fattispecie aziendali in termini di fatturato, reddito e mole documentale.

Ecco di seguito alcuni elementi che, se presenti, sono da soppesare in modo che il regime contabile adottato diventi una vera presa di consapevolezza.

La mole documentale

L’esistenza di un numero elevato di fatture emesse e ricevute, di altri documenti di costo ecc.., comporta una gestione molto puntuale da parte dell’azienda in termini di tempo da dedicare alla catalogazione e archiviazione documentale e di strumenti di cui dotarsi per monitorare gli incassi, i pagamenti e l’avvenuta ricezione e registrazione in contabilità. La contabilità ordinaria, dovendo rilevare tutti gli accadimenti aziendali (e non solamente quelli rilevanti alla determinazione del reddito fiscale) permette di tenere sotto controllo, tra le altre cose, eventuali incassi mancanti o maggiori pagamenti effettuati e fatture ricevute e non contabilizzate per dimenticanza (e quindi non dedotte);

Perdite di esercizio anche temporanee

L’esistenza di temporanee perdite d’esercizio viene penalizzata se si adotta la contabilità semplificata (ben inteso in assenza di un reddito complessivo da cui possono essere dedotte), in quanto le stesse non possono essere riportate per poter essere utilizzate negli esercizi futuri a riduzione dei redditi fiscali che si genereranno. L’utilizzo del regime ordinario prevede invece la riportabilità della perdita fiscale per essere dedotta negli esercizi successivi a quello in cui la stessa è maturata e quindi ottenere, in futuro, una base di reddito imponibile inferiore su cui calcolare le imposte.

Rimanenze di magazzino

L’esistenza di ingenti rimanenze di magazzino a fine anno (magari dovuta ad un calo inatteso delle vendite) potrebbe generare una perdita d’esercizio se si adotta la contabilità semplificata in quanto il costo dell’acquisto dei prodotti può essere dedotto, dall’anno 2017, solamente nell’anno di acquisizione degli stessi. La vendita in anni successivi delle merci risultanti a magazzino a fine anno produce un reddito che non può essere ridotto del costo sostenuto per acquistarle. Con la contabilità ordinaria il costo di acquisto dei prodotti rileva nell’anno in cui gli stessi vengono venduti attraverso il meccanismo della rilevazione delle rimanenze “iniziali” e “finali”.

Il monitoraggio puntuale dell’andamento aziendale

La contabilità ordinaria fornisce all’imprenditore informazioni complete circa la conformazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’azienda. L’imprenditore può effettuare scelte, in termini di investimenti e di strategie da adottare, più consapevoli e mirate.

Sia chiaro che queste osservazioni sono solo alcune tra quelle da soppesare per capire quale è il giusto regime contabile da adottare. La breve carrellata qui percorsa vuole solo essere uno spunto per evidenziare che l’adottare un regime contabile rispetto ad un altro non è cosa di poco conto.

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